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Profilo personale Alti e bassi di una stella

L'infanzia e la dolorosa perdita della madre

Kristian Ghedina è nato e cresciuto nel cuore delle Dolomiti, a Cortina d'Ampezzo, rinomata zona sciistica e teatro dei Giochi olimpici del 1956.
La sua prima maestra di sci fu la mamma Adriana, sciatrice coraggiosa e di ottimo livello che morì tragicamente in seguito ad un incidente sugli sci quando Kristian aveva soltanto 15 anni.
Già dall'infazia, Kristian dimostrò di avere coraggio da vendere e la predisposizione al rischio.
Il padre, dopo la tragica perdita della moglie, non fu molto entusiasta della decisione del figlio di dedicarsi allo sci.

L'amore per la discesa, la passione per la velocità

Kristian però non volle saperne di desistere dal suo obiettivo, ovvero di diventare uno degli sciatori più bravi del mondo. Da giovane atleta dimostrò di possedere uno straordinario talento per la disciplina più veloce e più pericolosa dello sci, la discesa libera. La "regina" degli sport invernali lo aveva conquistato.
La prima stagione di Coppa del mondo fu incredibile: Kristian si presentò a gennaio a Kitzbühel già in vetta alla classifica di specialità, essendosi qualificato terzo in Val Gardena (dietro a Pimin Zurbriggen e Franz Heinzer) e secondo a Schladming (dietro a Frank Piccard e davanti a Daniel Mahrer).
Il suo allenatore, Helmut Schmalzl, non voleva mettere in pericolo la carriera del nuovo prodigio della discesa azzurra sulla pericolosa pista "Streif" a Kitzbühel. Kristian, infatti aveva solo vent'anni ed era al suo esordio in Coppa del mondo (l'anno prima, infatti, aveva partecipato solo a poche gare).
Schmalzl conosceva perfettamente il carattere impetuoso del suo atleta, reso ancora più spavaldo dai due podi a inizio stagione. A ciò si aggiungeva la "Streif", di cui Kristian prima di allora aveva solo sentito parlare.
Per questo motivo Schmalzl si rivolse al padre di Kristian pregandolo di "ammansire" un po' il figlio con parole rassicuranti. Il padre, però, non era l'interlocutore più adatto dopo la tragedia che aveva colpito la famiglia appena cinque anni prima. Il risultato fu che il padre ebbe ancora più paura per il figlio di quanta non ne avesse dimostrata fino ad allora.
Kristian prese la macchina e si diresse per la prima volta verso Kitzbühel. Era molto teso perché aveva sentito parlare tanto di quella famosa pista. E all'epoca non conosceva la parola "rispetto".
Fece il primo allenamento e affrontò la nuova pista, dopo la ricognizione del tracciato, a tutta birra: Mausefalle, Steilhang, Hausbergkante, compressione, salto prima del traguardo e si aggiudicò il settimo posto.
Dopo questo straordinario allenamento ufficiale, Schmalzl si dimostrò ancora più preoccupato ma anche incantato per le prodezze di Ghedina.
Kristian affrontò la gara con ancora maggior rischio ma ebbe sfortuna sull'Hausbergkante.
L'attacco si aprì e Ghedina cadde sulle reti protezione e si procurò tre costole rotte e una commozione cerebrale.
Ma non sarebbe caduto se l'attacco non si fosse sganciato, Kristian ne era sicuro e in quelle pessime condizioni fisiche si mise nuovamente al volante in direzione di Cortina.
Due settimane più tardi, una gara di discesa annullata venne spostata a Cortina. Dall'incidente di Kitzbühel, Kristian era costretto a letto e si sentiva estremamente nervoso: chissà se, nonostante tutto, gli avrebbero concessero la possibilità di gareggiare sulla pista di casa...
Sol o all'ultimo momento il medico gli diede il via libera. Kristian si rimise gli sci, fece l'allenamento e il giorno dopo vinse la sua prima gara di Coppa del mondo. Il destino volle che fu proprio su quella montagna dove perse la vita sua madre, lui colse la prima vittoria della carriera.
Poco dopo si infortunò di nuovo e rimase fermo per due settimane, si rimise in piedi e vinse nuovamente ad Are in Norvegia, lasciandosi alle spalle tutta l'élite mondiale.

Mondiali di Saalbach: è argento!

Quell'estate Kristian si allenò poco. Il successo gli aveva dato alla testa. Dopo le due vittorie spettacolari e i podi, credeva di essere imbattibile e che altri risultati sarebbero arrivati senza grandi sforzi. La stagione di Coppa del mondo 1991 fu modesta. Tuttavia, ai Campionati mondiali di Saalbach riuscì a portare a casa una medaglia d'argento in combinata.

Il grave incidente in auto

Era nata una nuova stella, che però poco dopo minacciava di spegnersi: Kristian a causa di un incidente automobilistico, rimase per sette giorni in coma e in pericolo di vita. La causa dell'incidente non è stata chiarita ancora oggi, ma con molta probabilità scoppiò un pneumatico della sua vettura mentre viaggiava ad alta velocità sull'autostrada Milano-Torino. La sua carriera, iniziata come una favola, sembrava terminata.

La dura strada del ritorno

Nell'incidente, oltre alle numerose fratture e altre lesioni, erano state gravemente danneggiate anche le funzioni basilari del cervello, costringendo Kristian a imparare da zero, come un bambino, tutti i movimenti. Quando fu in grado di camminare provò a salire su una bicicletta e cadde. Dovette imparare a sviluppare di nuovo anche il senso dell'equilibrio. Successivamente andò a giocare a tennis. Il suo compagno colpì una palla lenta oltre la rete, Kristian era ben posizionato proprio davanti alla pallina, tuttavia la racchetta colpì nel vuoto. Non riusciva a centrare quella maledetta pallina e continuava a colpire nel vuoto.
Fu un periodo davvero duro per lui. A causa delle ripercussioni dell'incidente, era difficile credere a un ritorno di Ghedina ad alti livelli. Alcuni, medici inclusi, lo esclusero del tutto. Kristian voleva essere di nuovo in gara in Coppa del Mondo, ma non vedeva davanti a sé il tempo necessario per la sua ripresa fisica. Gli scettici sembravano aver ragione. Per tre stagioni consecutive fu sempre nelle retrovie, non conquistò alcun podio.

La svolta

Nel 1995 tutto cambiò. La stagione andò benissimo. Kristian salì sul podio cinque volte, vinse due discese e affrontò l'ultima gara come primo in classifica generale della Coppa di specialità. Il suo amico Luc Alphand vinse la gara di Bormio portando via la Coppa di discesa a Ghedina, che si piazzò in quella gara solo sesto.
Nel 1996 Ghedina vinse di nuovo un argento ai Campionati del Mondo in Spagna, a Sierra Nevada, questa volta davanti a Luc Alphand. La gara fu vinta da Patrick Ortlieb.
Nel 1997 conquistò nuovamente una medaglia in discesa ai Campionati del Mondo di Sestriere.
Dal 1997 al 2000 Ghedina vinse ogni anno.
Dal 1997 Ghedina detiene, con un tempo di 2'24°23 il record sulla pista da discesa più lunga della Coppa del Mondo: il Lauberhorn di Wengen in Svizzera.
In questa gara, dopo aver tagliato il traguardo, Ghedina cadde e si ruppe una vertebra, rottura che gli venne diagnosticata solo cinque anni più tardi.
Nel 1998 vinse, come primo italiano, la leggendaria gara Hahnenkamm sullo "Streif" di Kitzbühel, otto anni dopo il suo indimenticabile debutto.
Nel 2000 arrivò addirittura la prima vittoria in SuperG. Il team austriaco era invin cibile in questa disciplina da ben due anni, ma sulla pista norvegese di Kvitfjell Ghedina riuscì ad imporsi su Mister SuperG, Hermann Maier.

Il "tempo Ghedina": sole e cielo blu

Dopo l'incidente in macchina, con il brutto tempo Kristian non è quasi mai riuscito a ottenere buoni piazzamenti, in quanto su quell'autostrada ha perso la sensibilità di "sentire" la pista quando c'è scarsa visibilità. Se però risplende il sole e il cielo è blu, il Sunnyboy è sempre pronto a vincere. Persino i turisti, quando lo incontrano e c'è il tempo bello, gli dicono scherzosamente: "Oggi c'è il tempo Ghedina"!

Ghedina è il re della "Saslong" in Val Gardena

L'ultima gara di Coppa del Mondo, Ghedina l'ha vinta nella stagione 2002 sulla Saslong in Val Gardena. E' stato il quarto trionfo su quella pista spettacolare che lui ama più di ogni altra. Solo Ghedina e Franz Klammer, il miglior discesista di sempre, sono riusciti a vincere su questa pista per ben quattro volte.

La "spaccata" a Kitzbühel

A quella vittoria però seguì una nuova battuta d'arresto, dopo una brutta caduta durante gli allenamenti estivi in Argentina. Ghedina, che già da bambino scappava continuamente al controllo dei suoi allenatori per cimentarsi in salti spericolati piuttosto che zigzagare tra le porte, in Argentina atterrò brutalmente sulla schiena nel tentativo di eseguire un looping (salto mortale) con gli lunghi sci da discesa. Evitò per un soffio di finire sulla sedia a rotelle. Si aggiunsero altri infortuni che lo frenarono per due anni interi rendendo così le stagioni 2003 e 2004 non positive come Ghedina avrebbe voluto.
In quel periodo pensò addirittura al ritiro. Il 24 gennaio 2004, completamente fuori forma e in cattive condizioni fisiche, volle congedarsi dai 50.000 spettatori entusiasti di Kitzbühel. Naturalmente a modo suo: durante l'ultimo salto, quello del traguardo, a una velocità di 137,6 km/h divaricò al massimo le gambe e il suo volo in aria con questa spaccata temeraria continuò per oltre trenta metri. Tutti erano sbalorditi: il pubblico, i media, gli esperti e persino i colleghi che seguivano alla partenza, sullo schermo, erano talmente entusiasti che fecero un'ola come allo stadio.
Il pensiero di ritirarsi scomparve tre secondi dopo aver tagliato il traguardo, quando Kristian vide apparire sul tabellone quel numero "1" che indicava il più tempo più veloce, lui che era partito con il numero 12 e aveva perfino fatto la spaccata. Nonostante il suo salto di congedo, che in realtà non lo sarebbe più diventato, si aggiudicò un ottimo sesto posto, il piazzamento migliore delle stagioni 2003 e 2004.
Kristian venne intervistato per ore, trascinato qua e là nella massa, bombardato dalle domande dei giornalisti che gli chiedevano come gli fosse venuto in mente di fare una cosa del genere e se non fosse matto. E cosa sarebbe successo se quel salto spericolato, non necessario, gli fosse costato la vittoria, visto che gli aveva fatto sicuramente perdere tempo prezioso, questa, in particolare, era la domanda che i reporter di ORF (la televisione austriaca) gli rivolgevano continuamente.
Il commentatore della televisione tedesca (ARD), Markus Wasmeier, due volte campione olimpico, campione del mondo ed ex collega di Ghedina, durante la diretta era come stordito, non riusciva a capacitarsi. Emozionantissimo comunicò ai milioni dei suoi telespettatori che Kristian con quell'impresa era diventato immortale e che si era comunque meritato una medaglia d'oro. Con quella velocità sarebbe potuto andare tutto storto, disse Wasmeier. Qui a Kitzbühel per giunta, aggiunse.

La decisione di continuar e

Dopo aver trascorso una primavera 2004 senza i dolori che si trascinava dagli infortuni degli ultimi anni ed essersi potuto allenare di nuovo in maniera intensa, Ghedina prese la decisione di continuare.
Kristian ha partecipato, come lo sciatore italiano più conosciuto e amato, ai campionati Mondiali di Bormio nel 2005 e sarà ai Giochi Olimpici di Torino 2006.
Per affrontare questo importante periodo per la sua carriera con nuove idee e stimoli, si è affidato ad un nuovo, giovane manager. Kristian Ghedina verrà assistito, per la prima volta nella stagione 2004/2005, da Andreas Goller, il marketing manager altoatesino con ampia esperienza nel settore dei media, che collabora con la campionessa mondiale Martina Ertl già dalla stagione invernale 2002/2003.
Nel 2005 la comunicazione e l'ufficio stampa di Kristian Ghedina sono stati affidati a Sara Bovo, giornalista professionista, con il compito di supportare i media per l'ultima stagione agonistica in Coppa del mondo.

La stagione 2004/2005, il capriolo, il record, il podio

L'anno scorso in Val Gardena, sulla sua pista preferita dove ha vinto quattro volte (la Saslong), un capriolo accompagnato Kristian nello schuss finale fino al traguardo. Poteva capitare a chiunque, ma il capriolo ha deciso di portare fortuna proprio al re della Saslong (insieme a Franz Klammaer) e di catapultarlo verso l'ennesimo podio in Coppa del mondo che è arrivato dopo circa un mese, l'8 gennaio 2005, nella discesa di Chamonix. In quella gara Kristian Ghedina, a 35 anni e 49 giorni, stabilisce un record nella storia dello sci alpino: non era mai successo, infatti, che un trentacinquenne salisse sul podio in una gara di Coppa del mondo, dei Campionati mondiali o dei Giochi olimpici. Mentre il 29 dicembre 2004 Ghedina si è affacciato al cancelletto di partenza per la 151esima discesa di Coppa del mondo, battendo il precedente detentore del record, Peter Wirnsberger, che concluse la carriera con 150 partenze nel Circo bianco. Ghedina ha chiuso la stagione 2004/2005 con un totale di 157 partenze. Nella stagione 2005/2006 le discese in programma nella Coppa del Mondo sono dieci.


Con 12 vittorie e 29 podi solo in Coppa del mondo di specialità di discesa libera, Ghedina rientra nel novero dei discesisti di maggior successo di tutti i tempi.